Lunedì 11 Dicembre 2017
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RIMBORSO SPESE ESTERO


Trasferimento all'estero per cure di altissima specializzazione
Il sistema sanitario italiano è strutturato in modo da assicurare, a tutti i cittadini residenti, le prestazioni in forma gratuita, ad esclusione dell’eventuale ticket, erogate sul territorio nazionale dalle strutture pubbliche o private accreditate. L’assistenza sanitaria all’estero, preventivamente autorizzata, è consentita, in via di eccezione, solo per le prestazioni di altissima specializzazione che non siano ottenibili nel nostro Paese tempestivamente o in forma adeguata alla particolarità del caso clinico.

QUAL È LA PROCEDURA?

Per avere l’autorizzazione al trasferimento per cure:

1. L’interessato, o chi per esso, deve presentare all’Azienda sanitaria locale di appartenenza:

 la domanda
 la proposta di un medico specialista
 l’ulteriore documentazione eventualmente prescritta da disposizioni regionali

ATTENZIONE - La proposta del medico specialista deve essere adeguatamente motivata in ordine all’impossibilità di fruire delle prestazioni in Italia tempestivamente o in forma adeguata al caso clinico. Si precisa che è considerata valida la proposta fatta da un medico specialista sia pubblico che privato. La proposta del medico deve contenere l’indicazione della struttura estera prescelta per la prestazione.

2. L’Azienda sanitaria locale provvede, secondo modalità stabilite dalla Regione, alla trasmissione della domanda e della documentazione al Centro di Riferimento Regionale (CRR) territorialmente competente.

3. Il Centro di riferimento, valuta la presenza dei requisiti richiesti (impossibilità di ricevere le cure necessarie, tempestivamente in Italia o in forma adeguata alla particolarità del caso clinico) e l'appropriatezza della struttura estera. Comunica, poi, all’Azienda sanitaria locale competente il proprio parere motivato.

4. L’Azienda sanitaria locale, acquisito il parere del centro, provvede o meno al rilascio dell’autorizzazione dandone comunicazione all’interessato ed al Centro predetto.

5. In caso di accoglimento della domanda:
 se la struttura estera è privata, la ASL rilascia autorizzazione scritta all’interessato che dovrà anticipare le spese autorizzate, per le quali potrà chiedere il rimborso alla propria ASL, al rientro in Italia (su presentazione della documentazione necessaria)
 se la struttura è pubblica o privata convenzionata, la ASL provvede a rilasciare un formulario S2 (se è per uno Stato comunitario) o un formulario analogo (se si tratta di uno Stato convenzionato) e l’assistenza viene erogata in forma gratuita.

ATTENZIONE - Le cure di mantenimento o di controllo, anche se riferite ad una precedente autorizzazione, devono essere preventivamente autorizzate dalla ASL, sentito il Centro di Riferimento Regionale per cui, ogni qualvolta si presenta questa necessità, deve essere presentata domanda di autorizzazione secondo la stessa procedura su opra indicate.

COSA FARE IN CASO DI PARERE NEGATIVO?

a. In caso di rigetto della domanda di autorizzazionel’interessato può presentare ricorso:
 al Direttore Generale della ASL
 al tribunale amministrativo regionale (TAR) ed al Consiglio Di Stato in sede di appello
 al Presidente della Repubblica con ricorso straordinario

b. In caso di rigetto della domanda di rimborso delle spese, l’interessato può ricorrere:
 alla magistratura ordinaria (giudizio di 1° grado)
 alla magistratura ordinaria di appello (giudizio di 2° grado)
 alla magistratura di Cassazione (giudizio di 3° grado)

AGGIORNAMENTO
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Il Decreto prevede che siano i pazienti ad anticipare i costi. Necessaria l’autorizzazione preventiva, escluse diverse prestazioni
Se ne parla già da un po’ ma e l’assistenza transfrontaliera potrebbe essere realtà. Ecco che cosa cambierà in pratica per i malati rari che vorranno curarsi all’estero, se sarà approvata la bozza Decreto legislativo attuativo della direttiva UE 2011/24.
Il Decreto fissa le regole per potersi curare fuori dall’Italia e per curare gli stranieri in Italia. Il testo, dopo l’approvazione del Consiglio di Ministri, dovrà essere approvato entro 60 giorni dalla Conferenza Stato-Regioni e delle commissioni parlamentari preposte.
Il Decreto prevede che l’Italia cooperi con gli altri Stati membri e con la Commissione europea allo sviluppo di capacità di diagnosi e di cura, al fine di rendere i professionisti sanitari consapevoli degli strumenti a loro disposizione a livello di UE per aiutarli a compiere una corretta diagnosi delle malattie rare, con particolare riferimento alle reti europee e alle risorse di Orphanet.

L'Italia si impegna inoltre a rendere i pazienti, i professionisti sanitari e le istituzioni responsabili del finanziamento all'assistenza sanitaria consapevoli delle possibilità offerte dal regolamento (CE) n. 883/2004 per il trasferimento dei pazienti con malattie rare in altri Stati Membri anche per diagnosi e cure, incluse nel livelli essenziali di assistenza, che non sono disponibili nel nostro Paese.

Vediamo però nel dettaglio come funzionerà l’assistenza transfrontaliera.

Quali prestazioni
La normativa, così com’è, è valevole unicamente per le strutture pubbliche che operano per il pubblico. A questa normativa non si applica ai servizio di assistenza di lunga durata, ai trapianti e ai programmi pubblici di vaccinazione.

Chi si curerà in Italia
In Italia i pazienti avranno diritto ad ottenere informazioni presso il Punto di contatto nazionale. Esso è istituito presso il Ministero della Salute, ma le Regioni potranno dotarsi di punti di contatto regionale. Il Punto di contatto offrirà tutte le informazioni utili (legislazione, strutture, modalità rimborso, meccanismi di tutela, etc..) in tre lingue. Il paziente che subisca un danno in Italia a causa dell’assistenza ricevuta in Italia potrà avvalersi di tutti gli strumenti giuridici previsti dall’ordinamento nazionale.
Inoltre, i pazienti hanno diritto alla cartella clinica in formato elettronico. Per quanto riguarda le tariffe i prestatori d’assistenza devono applicare gli stessi onorari applicati ai pazienti nazionali.

Chi si curerà all’estero
Come per gli stranieri anche gli assicurati in Italia avranno il diritto di ricevere dal Punto di contatto nazionale tutte le informazioni sull’assistenza transfrontaliera in particolare sul sistema autorizzativo e di rimborso. Prevista anche la costituzione di un sistema informativo su cui riportare la valutazione di strutture e professionisti.

Chiedere l’autorizzazione all’ASL
Per farsi curare fuori dall’Italia si dovrà chiedere l’autorizzazione alla propria Asl che avrà 30 giorni per rispondere. I costi saranno anticipati dai pazienti e saranno rimborsati entro 60 giorni, secondo quanto previsto dal tariffario vigente (il che vuol dire che il costo eccedente è a carico del paziente, anche se le Regioni possono decidere di erogare ulteriori rimborsi).

Secondo l’attuale normativa l’autorizzazione può essere rifiutata se: il paziente sarà esposto a un rischio per la sua sicurezza ritenuto inaccettabile; il prestatore di assistenza suscita preoccupazioni su qualità e sicurezza; l’assistenza può essere erogata sul proprio territorio entro un termine giustificabile dal punto di vista clinico.

Nell’autorizzazione dovrà essere inserita l’indicazione diagnostica o terapeutica, la prestazione sanitaria di cui si intende usufruire, il luogo prescelto per la prestazione e il prestatore di assistenza sanitaria presso cui la persona assicurata intende recarsi. La risposta definitiva della Asl dovrà arrivare entro 30 giorni, 15 se il caso è giudicato grave.

Valida la prescrizione rilasciata all’estero
Il Decreto sancisce l’obbligatorietà del riconoscimento delle prescrizioni rilasciate in un altro Stato membro. La norma non pregiudica però le norme nazionali compresa quella in materia di sostituzione con medicinali generici. Viene anche fatto salvo il diritto del farmacista di rifiutarsi, per ragioni etiche, di dispensare un farmaco.

Aggiornamento
Da sabato 5 aprile il Servizio sanitario nazionale è entrato a far parte a tutti gli effetti del sistema europeo delle cure. Sarà quindi ora possibile per gli italiani curarsi in altri paesi dell’Unione Europea, come previsto dalla Direttiva 2011/24. Il Decreto Legislativo n.38 del 4 marzo 2014 prevede infatti il rimborso delle prestazioni ricevute oltrefrontiera, ma solo se previste nei Livelli essenziali di assistenza.
Le prestazioni saranno dunque rimborsabili se rientrano nei LEA e salvo deroghe regionali. Le tariffe alle quali fare riferimento sono quelle regionali e la copertura non supererà il costo effettivo dell'assistenza sanitaria ricevuta. Le Regioni, in ogni caso, possono sempre decidere di rimborsare agli assicurati in Italia altre spese, come viaggio, alloggio e altro, per i disabili. Dalla normativa restano esclusi i servizi di cure a lungo termine, i trapianti d’organo e i programmi pubblici di vaccinazione.

Saranno le ASL a dover rilasciare l’autorizzazione preventiva all'erogazione del rimborso dei costi, disciplinando le relative procedure in un'ottica di massima semplificazione e contiene anche una norma finale che attribuisce alle regioni il compito di effettuare un costante monitoraggio degli effetti connessi alle disposizioni del decreto, comunicando alMinistero della salute e al Ministero dell'economia e le finanze, con la massima tempestività, eventuali criticità tali da giustificare l'adozione delle misure limitative.

Il Decreto prevede l’istituzione di un Punto di contatto nazionale presso il Ministero della salute. Qui convergeranno le informazioni sui centri che erogano le cure, sui diritti dei pazienti, sulle procedure di denuncia e sui meccanismi di tutela, sulle condizioni e i termini del rimborso e le informazioni da includere nelle ricette mediche. Il portale sarà realizzato dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.
Il punto di contatto nazionale dovrà anche promuovere la creazione delle reti di riferimento europee (Ern) che dovrebbero garantire una serie di vantaggi tra i quali: una rete informativa comune che permetta lo scambio di competenze e risultati raggiunti, uno stimolo alla formazione e alla ricerca; la promozione di economie di scala attraverso la specializzazione dei servizi, l'accelerazione su temi come le malattie rare, trattate oggi in modo ancora disomogeneo da un Paese all'altro.

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