Domenica 23 Aprile 2017
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Cos'è il danno biologico

L’infortunio in itinere

La malattia professionale

 

Cos’è il danno biologico 

Il danno biologico consiste in una lesione delle condizioni fisiche e psichiche che incida negativamente sulla vita di relazione dell’infortunato. Il danno biologico verificatosi precedentemente al 25.07.2000 è a carico del datore di lavoro quando l’infortunio o la malattia professionale sono imputabili ad una violazione delle norme relative alla sicurezza del lavoro.   

Criteri. Le tabelle riportano le valutazioni del danno biologico per le menomazioni elencate e organizzate secondo criteri specifici. L’elencazione delle menomazioni segue infatti una numerazione progressiva, funzione dell’ordine alfabetico seguito per apparati/sensi/tessuti di riferimento e in particolare: cardio-circolatorio, cicatrici e dermopatie, digerente, emopoietico, endocrino, patologia erniaria, neoplasie, nervoso, osteoarticolare e muscolare, otorinolaringoiatrico, respiratorio, sessuale, visivo.
La descrizione della menomazione esplicitata nelle singole voci è riferibile al valore massimo indicato in tabella.

Danni composti. Nel caso di danni composti, vale a dire comprensivi di più menomazioni, la valutazione non potrà essere il risultato della somma delle singole menomazioni tabellate. In tali casi, infatti, si dovrà procedere a stima complessiva del danno con riferimento all'entità del pregiudizio effettivo dell'apparato e/o della funzione interessata dalle menomazioni.
In caso di danni policroni professionali, sia riferibili a menomazioni ricadute in franchigia, sia a menomazioni indennizzate con capitale o in rendita, il danno biologico permanente finale sarà sempre il risultato di una valutazione complessiva. La stessa sarà guidata dai criteri comunemente utilizzati nella valutazione di menomazioni coesistenti e concorrenti.

Menomazioni concorrenti. Per menomazioni concorrenti devono intendersi quelle che incidono su organi od apparati strettamente sinergici.
In caso di abolizione di funzione di organo o di senso pari (reni, occhi, ecc.), qualora la stessa ricada su soggetti portatori di preesistenza extralavorativa o lavorativa, incidente sullo stesso organo o senso, il danno biologico permanente sarà uguale all'abolizione bilaterale tabellata.
L’applicazione della formula Gabrielli nei casi previsti dalla normativa vigente è, invece, indicata qualora debbano valutarsi anche perdite parziali di organo o senso pari.

Valutazione del danno. Nella valutazione del danno la perdita funzionale non è equiparata a quella anatomica. Quest’ultima assume, di norma, connotazione di maggiore gravità. Nell’ambito della stima del danno, il computo dei disturbi correlati, a carattere locale, non può portare a valutazioni superiori a quelle previste per la perdita anatomica del segmento interessato.
Ulteriori criteri applicativi sono stati inseriti al termine dell’elencazione delle voci tabellari. 

Il lavoratore ha diritto a un indennizzo per l’invalidità permanente conseguente a infortunio o malattia professionale? Il lavoratore che in conseguenza dell’infortunio non sia più in grado di lavorare o veda la sua capacità lavorativa ridotta in via permanente, ha diritto al risarcimento sotto un duplice profilo: - una rendita per il danno subito in conseguenza della perdita o riduzione della capacità lavorativa (in presenza di un’invalidità superiore al 16%); - un’indennità per il cosiddetto danno biologico, che viene corrisposta dall’I.N.A.I.L. nel caso di invalidità superiore al 6% e relativa a infortuni e malattie professionali verificatesi dopo il 25.7.2000 [1] - See more at: http://www.laleggepertutti.it/33530_infortuni-sul-lavoro-tutto-su-danni-infortunio-in-itinere-malattia-professionale#sthash.q4EF5sjf.dpuf

Ci sono dei casi in cui il datore di lavoro deve risarcire l’intero danno subito dal lavoratore (anche quello che normalmente è a carico dell’I.N.A.I.L.?

Si, quando l’infortunio si verifica in quanto il datore di lavoro non ha adottato le misure di sicurezza previste dalla normativa sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

 Qualora il lavoratore abbia delle colpe in relazione all’infortunio viene meno il suo diritto alla rendita I.N.A.I.L.? No; il lavoratore ha diritto alla rendita I.N.A.I.L. anche se l’infortunio si sia verificato a causa della sua negligenza, imprudenza o trascuratezza (ad esempio: non abbia voluto indossare i sistemi di protezione, come caschi, scarponi rinforzati o altro, di cui il datore di lavoro lo abbia dotato).

Attenzione, però! Il lavoratore che abbia, invece, volontariamente causato l’infortunio (magari al solo scopo di garantirsi una rendita a carico dell’ I.N.A.I.L.) non avrà diritto a percepire alcunché.

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 L’INFORTUNIO IN ITINERE

Cos’è l’infortunio in itinere? 

È l’infortunio capitato al lavoratore mentre si sta recando sul luogo di lavoro o mentre sta ritornando a casa subito dopo la fine del lavoro. È considerato infortunio in itinere anche quello che avviene durante gli spostamenti tra il luogo di lavoro e quello di consumazione abituale dei pasti, quando non sia presente un servizio mensa aziendale.

Quando l’ I.N.A.I.L. deve indennizzare l’infortunio in itinere?L’infortunio deve essersi verificato nel tratto di strada che collega il posto di lavoro con l’abitazione del lavoratore o col luogo nel quale quest’ultimo consuma abitualmente i pasti. Il lavoratore non ha diritto all’indennizzo se effettua deviazioni non necessarie e comunque non motivate da esigenze lavorative o cause di forza maggiore.

L’indennizzo è sicuramente dovuto quando il lavoratore, per i suoi spostamenti, si serva di mezzi pubblici. Ma spetta anche nel caso di utilizzo di mezzi di trasporto privati quando manchino mezzi pubblici, o – nel caso in cui ve ne siano – non consentano il puntuale rispetto degli orari di lavoro, oppure risultino eccessivamente disagevoli, in termini di tempo e distanza dell’abitazione, per il lavoratore 

L’indennizzo in questione non può essere riconosciuto al lavoratore che abbia guidato senza patente o sotto l’effetto di alcolici o droghe.

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 LA MALATTIA PROFESSIONALE

Quando è indennizzabile la malattia professionale? Sono sicuramente indennizzabili le malattie professionali previste da una tabella approvata ogni tre anni con Decreto del Presidente della Repubblica. Il lavoratore può ottenere l’indennizzo anche in relazione a malattia non inclusa in detta tabella se riesce a provare che essa si è sviluppata a causa delle prestazioni lavorative svolte [4].

Chi paga il lavoratore durante l’infortunio o la malattia professionale? Dal 1° al 3° giorno il lavoratore viene pagato dal proprio datore di lavoro e percepisce il 100% della retribuzione, per quanto concerne il 1°giorno, e il 60%, per quanto concerne i successivi due giorni.

Dal 4° al 90° giorno l’I.N.A.I.L. corrisponde al lavoratore il 60% della retribuzione media percepita dal lavoratore nei 15 giorni precedenti all’infortunio; dal 91° giorno in poi l’ I.N.A.I.L. corrisponde al lavoratore il 75% della retribuzione.

In quali casi il lavoratore ha diritto a una rendita? Il lavoratore ha diritto a una rendita se l’infortunio o la malattia professionale gli abbia determinato un’inabilità permanente di grado superiore al 16%.In caso di inabilità permanente ricompresa tra il 6 e il 15% il lavoratore ha diritto ad un indennizzo una tantum a titolo di danno biologico.

Cosa succede in caso d’infortunio mortale sul lavoro?In tal caso ad alcuni parenti stretti del lavoratore defunto è dovuta una rendita. I parenti a cui spetta la predetta rendita sono: 

  • il coniuge del defunto nell’infortunio (in misura pari al 50% della retribuzione); 
  • i figli del lavoratore defunto (20% della retribuzione); 
  • gli ascendenti che erano a carico del defunto (20%); 
  • Soltanto qualora manchino sia il coniuge che i figli, i fratelli del defunto (20%).

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